Blog

IL “CASO” VICENZA. CHE UN CASO NON È

Una donna che denuncia da anni l’ex compagno, il quale arriva addirittura a fracassarle il cranio (tanto da costringerla a casa in malattia per sette mesi), un divieto di avvicinamento ottenuto nel 2019, la pianificazione del suo assassinio da parte di quell’uomo che, non pago dei crimini commessi, la ammazza, fa scoppiare due granate per poi fuggire in auto con l’attuale compagna.
Ma non basta. Uccide anche lei e si toglie la vita. Questa, la ricostruzione degli inquirenti.
Qui non si tratta di mancato sostegno psicologico in una separazione difficile.
Ma si tratta di avere a che fare con personalità così violente e brutali, che possono essere delineate solo con un’accurata perizia da farsi immediatamente dopo la denuncia, per consentire alle autorità di assumere le dovute misure.
Due i consigli, non richiesti, ma che da operaia del diritto che da anni si occupa di vittime di reati violenti e questioni familiari, desidero dare a chi incontra sul proprio cammino personalità abusanti:
1) interrompere il rapporto sentimentale o presunto tale al PRIMO segnale di violenza da parte del partner (uomo o donna che sia). Una persona incline alla prevaricazione tenderà sempre ad aumentare la violenza perpetrata, soprattutto di fronte a gesti di sopportazione e perdono. L’unica soluzione è LASCIARE.
2) DENUNCIARE sempre le violenze subite. Perché se è vero che a volte la giustizia è fallace e non tempestiva, sono moltissime le vittime di violenza domestica che, proprio grazie a strumenti come l’ammonimento o il “codice rosso”, salvano la loro vita e quella dei loro figli.
E due i suggerimenti che lancio alle istituzioni:
1) modificare la legge permettendo la valutazione sulla pericolosità sociale di soggetti denunciati per reati di violenza domestica, qualora le denunce siano circostanziate e dotate di elementi di prova consistenti, in modo da adottare immediatamente misure adeguate di protezione della vittima e limitazione della libertà del denunciato sulla base di disamine “scientifiche” e non puramente discrezionali e valutative degli elementi a sostegno della denuncia;
2) approvare quanto prima la proposta di legge Lamorgese/Cartabia sul contrasto alla violenza domestica. È perfettibile, ma  è un passo avanti.
TEMPO DA PERDERE, NON CE N’È PIÙ.
Previous Article
Affaritaliani.it 8/06/2022
Next Article
TG1 10/06/2022