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FISCHI E APPREZZAMENTI AL RADUNO DEGLI ALPINI. REATO O MALEDUCAZIONE?

Il caso del raduno degli Alpini di Rimini, durante il quale alcuni di loro si sarebbero resi protagonisti di fischi, apprezzamenti non graditi, sguardi definiti “viscidi”, nei confronti di centinaia di ragazze e donne, ha suscitato enorme scalpore mediatico.

Partendo dal presupposto che non ci si deve mai sentire in diritto di interferire nella sfera altrui con apprezzamenti o gesti non graditi,  un fischio per strada, uno sguardo insistente, una frase come “Che belle gambe”, possono essere considerati reati?E soprattutto, ha senso denunciarli all’autorità giudiziaria

Mi spiace per l’esercito di donne corse in massa a presentare denuncia, ma, da un punto di vista giuridico, non ha nessun senso. In primo luogo perché questo genere di condotta non rappresenta un illecito penale. In secondo luogo, perché si intasano gli uffici delle forze dell’ordine e giudiziari di fascicoli destinati a essere archiviati, proprio perché il fatto non costituisce reato. Mentre agenti e pubblici ministeri hanno oggettivamente problemi ben più gravi su cui indagare, per poi processare e condannare chi i reati li commette davvero. Quando ci si lamenta della lentezza della nostra giustizia, ricordiamoci che siamo il popolo che chiama i Carabinieri o denuncia il vicino di casa perché il suo cane ha fatto la pipì sullo zerbino davanti alla nostra porta, o perché l’ex partner porta a casa il figlio mezz’ora dopo l’orario concordato. E non sto esagerando.

Poi, che l’apprezzamento non richiesto, lo sguardo insistente o il fischio siano un problema di cultura e rispetto, è evidente. Così come è chiaro che non tutte le donne affrontano allo stesso modo queste condotte certamente sgradite, poiché possono esserne impaurite e restarne traumatizzate.

Rendere pubblici questi comportamenti che vanno stigmatizzati e biasimati è certamente importante, ed è fondamentale educare i figli, fin da piccoli, al rispetto dell’altro, per prevenire adulti irrispettosi e molesti verso il prossimo.

Ma varcare la porta di una Caserma o di una Questura per denunciare il tizio maleducato che in sella alla bici ha fatto un fischio mentre passava e in un lampo è sparito, obbligando le forze dell’ordine a indagare su chi possa essere, per poi archiviare il tutto non essendo un reato, non ha nessun senso.

Altra cosa, invece, sono i palpeggiamenti, ossia toccare una donna nelle parti intime o in prossimità di esse, senza che questa abbia prestato consenso. Quella può essere classificata, addirittura, come violenza sessuale, seppure di lieve tenuità, ma pur sempre violenza di natura sessuale. Come tale va denunciata certamente alle forze dell’ordine, e la vittima ha un anno di tempo per farlo. E nei confronti di questo reato si applica il “codice rosso”, ossia la persona che denuncia viene riascoltata nelle 72 ore successive alla presa in carico del fascicolo da parte del pubblico ministero, allo scopo di verificare l’opportunità di applicare misure limitative della libertà personale nei confronti di chi è stato denunciato.

È evidente la differenza che passa tra uno sguardo, per quanto insistente e inappropriato, e una mano che palpeggia un corpo altrui. La differenza sta nella gravità dell’atteggiamento, che nel primo caso rappresenta un segnale di assenza di rispetto da correggere con l’educazione, dall’altro un illecito penale da sanzionare con una pena adeguata alla gravità del fatto (pena che, in ogni caso, deve contenere anche l’aspetto rieducativo).

Non si vuole minimizzare l’atteggiamento di chi fa un fischio o un complimento, magari volgare, a una donna che non conosce e in un contesto inadeguato, senza riflettere sulle conseguenze emotive che può scatenare. Perché si tratta comunque di un atteggiamento deprecabile da stigmatizzare e non condividere, mai. Ma se si pensa di eliminare la maleducazione a suon di querele (destinate, peraltro, all’archiviazione), dubito che sia la strada giusta.