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Emanuela Orlandi. STORIA DI UNA SCOMPARSA RIMASTA SENZA VERITÀ

Non si è mai rassegnato, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, scomparsa 39 anni fa a Roma, e di cui si sono perse le tracce completamente. Dalle sue pagine social continua la battaglia perché il mistero sulla sparizione della sorella, avvenuta quando la ragazza aveva appena quindici anni, in una calda sera estiva del 22 giugno 1983, sia finalmente svelato. Tra ipotesi, suggestioni e indagini senza fine (e senza risultati) il caso rappresenta uno dei più intricati e inestricabili del secolo scorso, e pure di questo.

Addirittura il Vaticano sembra essere coinvolto nella vicenda, quando, come riferito da Pietro, nel 2012 alcuni emissari della Chiesa nel corso di una trattativa per lo spostamento dei resti di un ex boss della banda della Magliana dalla Basilica di Sant’Apollinare, sepoltura che creava imbarazzo alla Chiesa, avrebbero accettato di adoperarsi per la restituzione dei resti di Emanuela Orlandi. Impegno che sfumò nei mesi successivi, dopo le dimissioni di Papa Ratzinger. Circostanza, codesta, che al di là dell’insuccesso, ha dimostrato, come sostiene il fratello di Emanuela, che in Vaticano avrebbero informazioni sulla ragazza e su ciò che le è accaduto.

In ogni caso, Pietro esclude categoricamente la pista dell’allontanamento volontario, insistendo che la sua scomparsa sia legata a qualche intrigo molto importante, così come si sia trattato di un rapimento organizzato. Molti sono gli elementi che lo inducono a ritenere plausibile questa eventualità: innanzitutto, la telefonata dopo il sequestro, in cui Emanuela raccontava, con una voce che sembrava registrata, la sua passione per la musica. Per non parlare della frase di Giovanni Paolo II, ossia che esistono “casi di terrorismo internazionale”, quando si recò a casa Orlandi per fare gli auguri di Natale.

E proprio pochi giorni fa, ai microfoni di una trasmissione televisiva, Pietro Orlandi ha svelato novità importanti: “Grazie alla stessa fonte che ci segnalò di far aprire le tombe al cimitero teutonico, siamo venuti in possesso di nuovi clamorosi elementi che potrebbero portarci alla verità. Nuovi elementi sempre relativi al cimitero teutonico vaticano. E voglio precisare ancora una volta che non si tratta di una fonte anonima. Non è anonima questa come altre fonti che ci stanno aiutando ad arrivare alla verità. Si tratta di persone interne al Vaticano. Certo, davanti alle telecamere preferisco non fare nomi, non racconto i particolari di queste importanti novità, anche se vorrei tanto farlo, ma aspetto di essere convocato per verbalizzare. A quel punto i promotori di giustizia del Vaticano saranno costretti a chiamare le persone che io nominerò. Perché stavolta ci sono davvero degli elementi che possono portarci a capire cosa è realmente accaduto a Emanuela. Particolari che soprattutto ci fanno capire che esistono delle persone, a cominciare da Papa Francesco, che sono a conoscenza di quello che accadde a mia sorella il 22 giugno 1983. Ecco perché sulla locandina del consueto sit-in del 22 giugno prossimo in largo Giovanni XXIII per il 39° anniversario della scomparsa di Emanuela, ho fatto scrivere ‘il Papa deve consegnare la verità alla giustizia’. Perché sono sicuro al 100%, proprio grazie a queste fonti, che Papa Francesco sia a conoscenza della verità su mia sorella; e ripeto, i nuovi elementi che abbiamo a disposizione a questo ci portano”.

L’avvocato Laura Sgrò, che da anni assiste la famiglia, ha aggiunto: “Attraverso una persona fidatissima, sono riuscita a far consegnare a Papa Francesco una lettera scritta da me e da Pietro Orlandi, contenente questi recenti elementi acquisiti; e il Pontefice ci ha risposto. Noi nella missiva scrivemmo ‘abbiamo acquisito nuovi e importanti elementi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e vorremmo condividerli con lei’. Papa Francesco ci ha risposto con un’altra lettera in cui tra l’altro ha scritto ‘benissimo condividete questi nuovi elementi con i promotori di giustizia del Vaticano’. E questo è un fatto storico perché per la prima volta il Santo Padre ha dato attenzione diretta e personale alla vicenda di Emanuela Orlandi garantendo ‘spirito di leale cooperazione da parte della Santa Sede’, parole che ha scritto nella missiva. Ecco perché con Pietro Orlandi ci siamo subito rivolti ai promotori di giustizia del Vaticano. Era la fine di gennaio di quest’anno, a oggi nessuno ci ha ancora risposto.”

Pietro Orlandi, infine, ha sottolineato: “Per la prima volta Papa Francesco ha dimostrato di interessarsi al caso della scomparsa di mia sorella. Mentre nove anni fa, poco dopo la sua elezione a me e a mia madre disse ‘Emanuela sta in cielo’. In quel momento l’inchiesta era ancora aperta e queste nette parole del Pontefice mi colpirono molto perché evidentemente sapeva e sa cose che noi e altri non sappiamo. Oltretutto, in nove anni Papa Francesco ha sempre detto no alle mie richieste di incontrarlo, ora arriva questa sua importante apertura. Mi auguro che finalmente i promotori di giustizia del Vaticano seguano le indicazioni del Pontefice e ci ricevano a breve.”

Noi semplici spettatori di questa inspiegabile e tragica vicenda, possiamo solo auspicare (e per chi crede, pregare) che la verità sia presto rivelata. Perché, anche se Emanuela non è più tra noi, giustizia, umana o morale, su ciò che è accaduto, deve essere fatta.

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Affaritaliani.it 21/06/2022