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CAROL ERA UNA DONNA

Carol Maltesi era una donna. Giovane, madre di un bambino di cinque anni. Uccisa tra il 10 e l’11 gennaio 2022, fatta a pezzi e tenuta per due mesi in un congelatore, prima di essere gettata in sacchi della spazzatura e buttata lungo la strada nel bresciano

Per caso, il suo corpo è stato ritrovato lo scorso 21 marzo. Un passante dallo spiccato senso civico, vedendo i sacchi, ha pensato di caricarli sul suo furgone e portarli in discarica, ma, nel muoverli, ha intravisto qualcosa che per sempre resterà impresso nei suoi occhi. Una mano.

E così, è partita la caccia all’identificazione. Di chi sarà quel corpo fatto a pezzi e tatuato, le cui mani erano curate e le unghie laccate?

Dopo una settimana circa, la svolta. Grazie all’acume di un giornalista locale, il presunto assassino si tradisce. Arrestato, confessa. Si tratta di Davide Fontana, bancario ed ex fidanzato di Carol.

Da lì, colei che per mesi era sparita, ma che nessuno ha cercato, di cui nessuno ha denunciato la scomparsa, in poche ore è stata scandagliata in ogni aspetto, soprattutto i più intimi della sua vita.

Già, perché Carol non è la vittima “classica”. La brava ragazza della porta accanto, inavvertitamente finita tra le grinfie di un orco assassino. Era una donna che aveva scelto una professione che per molti, sempre pronti con il dito indice alzato, era immorale, vergognosa, meritevole della peggiore gogna e del più ampio disprezzo. Carol era un’attrice di pellicole pornografiche. Di quelle che tutti negano di aver mai visto, ma che, chissà perché, frutta miliardi all’anno, rappresentando uno dei mercati più floridi e redditizi al mondo.

 

Il presunto assassino, arrestato e reo confesso (ma ricordo che la confessione non esclude il processo, che va comunque celebrato) ha raccontato di avere ucciso Carol durante un filmino erotico “finito male”, e che poi, preso dal panico, avrebbe tagliato il cadavere e lo avrebbe nascosto in un congelatore appositamente acquistato.

Dopo di che, preso possesso del cellulare della donna, per oltre due mesi avrebbe inviato messaggi al padre e agli amici, che scrivevano pensando di interloquire con Carol, mentre a rispondere era lui.

L’attenzione morbosa per Carol dopo la sua morte, lo squallore di certi titoli giornalistici e le affermazioni di sedicenti personaggi del mondo dello spettacolo, che hanno sottolineato e dato enfasi smodata alle sue scelte da tanti ritenute discutibili e riprovevoli, ha riempito quel vuoto che, probabilmente, caratterizzava la sua vita. Così poco amata, e così tanto sola, che nessuno si è preoccupato del fatto di non sentire, per due mesi, la sua voce.

Ora il processo stabilirà se è lui l’assassino di Carol. Vittima di omicidio, ignorata da viva, vituperata da morta.